mercoledì 29 febbraio 2012

Savoiardi di riso di Luca Montersino... senza glutine naturalmente!

Eh già... c'ho preso gusto con Montersino...! In realtà questi savoiardi mi hanno rapito lo stomaco appena li ho visti tra le pagine di "Golosi di salute", il libro che Luca Montersino ha dedicato alle ricette per persone che, come me, devono seguire un regime alimentare particolare (senza glutine, senza lattosio, integrale, senza zucchero...ecc.) a causa di  problemi di salute ma che non vogliono rinunciare al gusto di sentirsi "normali" anche a tavola.
Le ricette per celiaci sono realizzate tutte con farine prive di glutine per natura, come quella di mais, riso e grano saraceno:  non pensate a ricette mortificanti o tristi... al contrario! Ci sono torte cremose, biscotti, muffins uno più goloso dell'altro... ma questi savoiardi... anche se molto semplici, hanno attirato la mia attenzione in maniera particolare... L'idea di poterli usare per un Tiramisù degno si questo nome, o per una Charlotte o semplicemente inzupparli nel caffelatte del mattino.... beh... per una che non ne mangia da anni come me... (quelli venduti in farmacia non sono esattamente morbidi e fragranti...) era un sogno che si realizza!
Certo appena sfornati li ho dovuti assaggiare... e poi di nuovo, e ancora una volta.... per cui niente Tiramisù... anche perchè avevo fatto metà dose .... ma vi assicuro che anche così sono buonissimi, spalmati con un velo di... nutella!


savoiardi


SAVOIARDI DI RISO
da "Golosi di salute" di Luca Montersino

250gr di zucchero
200gr di albumi
180gr di tuorli
50 gr di miele
200gr di farina di riso
30gr di farina di mais fumetto
100gr di fecola di patate
1 baccello di vaniglia
zucchero a velo

Sbattiamo i tuorli insieme al miele e ai semi di vaniglia estratti dal baccello. Uniamoli agli albumi montati con lo zucchero, mescolando dal basso verso l'alto. Incorporiamo delicatamente al composto la farina di riso, di mais e la fecola setacciate insieme.
Formiamo col sac à poche dei bastoncini sulla teglia foderata di carta da forno, spolverizziamo con abbondante zucchero a velo e inforniamo a 200° per 8 minuti circa.
Decoriamo con dell'alto zucchero a velo quando saranno perfettamente freddi.


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lunedì 27 febbraio 2012

Macarons al cioccolato... a scuola da Minù!

Dopo avere provato a fare Montersino mi sono detta... Se ho fatto questa posso provare a fare veramente tutto!
In pasticceria per me "tutto" significa in particolare due cose che mi fanno veramente paura: la pasta sfoglia ( solo l'idea mi mette i brividi... ma la proverò presto!) e i terribili MACAROOOOONS! ahahaha... In realtà quando è esplosa la macarons-mania qualche tempo fa, quando il mondo era invaso da pallette di tutti i colori, quando persino Mc li vendeva e Ladurée era appena approdato a Milano... beh...in quel tempo (sembra l'inizio di una parabola....lo so...) anche io mi ero cimentata in una prima e unica prova...: na ciofeca! Di buoni erano buoni, ma esteticamente mancavano di tutte quelle particolarità che distinguono questi pasticcini favolosi : la forma, la coroncina... ecc.
Venerdì, dopo la pubblicazione della Torta Provinciale ho visto su FB la foto dei macarons extra dark della mia amica Minù e mi sono fiondata subito sul suo bellissimo blog per annotarmi la ricetta.
Minù è una giovane pasticcera napoletana, bella e brava, una sorta di guru dei macarons... ne ha fatti di bellissimi, oltre a confetti e biscotti decorati e mini-cakes e altre cose favolose. Vi consiglio di fare un giro sul suo blog ...vi sembrerà di stare nel mondo delle fate. Oltre a questo è anche una persona deliziosa e divertente e così  quando le ho detto che volevo fare i suoi macarons  si è messa subito a disposizione per chiarire ogni mio dubbio... nonostante nella sua ricetta tutti i passaggi fossero spiegati alla perfezione.
Così sabato mattina ho macaroneggiato.... e devo dire che il risultato mi ha sorpreso non poco, tanto che ho deciso di postarveli per incoraggiare chi come me ha avuto mille perplessità, a provare a farli con questa fantastica ricetta.

macarons


MACARONS AL CIOCCOLATO
ricetta di Minù

per 7 macarons: 
1 albume a temperatura ambiente (possibilmente invecchiato da 1 settimana)
16g di zucchero semolato extra fine (tipo Zefiro)
60 g di zucchero a velo vanigliato
45 g di farina di mandorle 
un cucchiaino di cacao amaro di ottima qualità
gocce di limone


per la ganache al cioccolato extra fondente:

60g di panna fresca liquida
60g di cioccolato fondente al 70% 



Vi lascio le sue parole:


"In una boule setacciate la farina di mandorle, il cacao e lo zucchero a velo.
Se le farine dovessero risultare troppo doppie (e quindi non passare attraverso le maglie del setaccio) procedete a tritarle ulteriormente con un tritatutto,ma fate attenzione a non scaldare troppo le lame, pena la fuoriuscita dell'olio contenuto nelle mandorle e nelle nocciole, col conseguente inumidirsi delle farine).      Questo è il passaggio importante che io ho un pò trascurato: pur avendo setacciato la farina di mandorle è rimasta ancora troppo grossa e infatti la superficie dei macarons non è perfettamente liscia...
In un'altra boule montate a neve gli albumi, aggiungendo lo zucchero semolato in 3 volte e le gocce di limone, che serviranno a stabilizzarne la massa.
Quando gli albumi saranno belli sodi aggiungete in 2 volte il composto di mandorle,  cacao e zucchero a velo e con una spatola amalgamate il tutto, alternando movimenti decisi dal basso verso l'altro e dai bordi al fondo della boule, raschiando per bene con la spatola. Dovrete in pratica smontare il composto, che dovrà risultare liscio e lucido, formare il classico "nastro", cioè prendendo del composto con la spatola e facendolo ricadere su sè stesso formerà un nastro di impasto liscio e continuo, ma non liquido.
Riempite col composto una sac a poche con beccuccio liscio da 1 cm e su una teglia rivestita di carta forno formate tanti mucchietti di impasto rotondi, distanziandoli circa 3 cm l'uno dall'altro. 
Per avere dei macarons tutti uguali potete disegnare su dei fogli A4 le circonferenze con un bicchierino da liquore e porre questi fogli guida sotto la carta forno. Ovviamente sfilateli prima di infornare la teglia!!!).
Lasciate asciugare le vostre conchiglie a temperatura ambiente almeno 4-5 ore prima di infornarle (CROUTAGE).
Saranno pronte per la cottura quando toccandole avranno formato una "crosticina" in superficie e il dito non si attaccherà.
Infornateli a 150° (forno preriscaldato) per circa 13 minuti (avendo cura di aprire il forno velocemente ad 8 e 10 minuti, per far uscire il vapore).
A cottura ultimata sfornateli poggiandoli con la carta forno su un piano freddo e lasciateli riposare almeno una mezz'oretta prima di staccarli (sarà molto più facile staccarli senza romperli).
Per la ganache:
Portate ad ebollizione la panna, quindi spegnete il fuoco, versateci il cioccolato spezzettato e con una frusta stemperate per bene finchè otterrete una crema liscia e lucida.
Lasciate raffreddare e rassodare girando di tanto in tanto.
Riempite con la ganache una sac a poche con beccuccio liscio e procedete a farcire abbondantemente i vostri macarons!
Mi raccomando, so che è difficile resistere, ma fateli riposare in frigo almeno 1 notte prima di mangiarli. Saranno infinitamente più buoni !"


GRAZIE MINU'!

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 Crosticina croccante,  strato interno morbido e ganache al cioccolato...





Prima di lasciarvi vorrei ringraziare  Barbara e le sue terribili "giudicesse" per avere scelto la mia ricetta dei Red Velvet Cupcake come seconda classificata al contest "Food è chic". Grazie a tutte!

Inoltre partecipo al Give Away di Mamma Papera in collaborazione con Zalando.it.
La borsa che ho scelto è questa:

Liebeskind ERIN - Borsa a mano - beige


La trovo magnifica! Quindi incrociamo le dita e ringrazio Alessandra e Zalando per questa opportunità...tutto il resto è ....LATO B!


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venerdì 24 febbraio 2012

Torta Provinciale... ovvero quelli che Luca Montersino: per molti ma non per tutti

Ho aspettato tanto...tantissimo e quasi quasi ci avevo rinunciato. Poi ci si è messa anche la congiuntivite e così mi sono ridotta all'ultimo giorno.
Non è semplice confrontarsi con un maestro di perfezione come Luca Montersino, soprattutto per chi come me la perfezione non ce l'ha proprio tra le sue doti. Forse non c'è un pasticcere che sento più lontano dalle mie corde del Luca nazionale. Non fraintendetemi, lo ammiro da matti... mi perdo nel suo gusto per il particolare, nel la sua maniacale perfezione, nella sua pulizia estetica. E poi ammiro la sua onestà intellettuale.
Quando ho letto la prima volta la lista degli ingredienti delle sue ricette la mie reazioni sono state, nell'ordine: perplessità... incredulità... rassegnazione... Era come leggere un testo universitario mentre sei ancora in prima elementare! Per tentare di riprodurre  una sua torta almeno negli ingredienti, bisogna andare alla ricerca di tesori introvabili in un paesello come il mio, come inulina, destrosio, zucchero liquido, isomalto... e se questo da un lato può apparire scoraggiante dall'altro è indice di grande chiarezza... per non parlare delle grammature a cui manca solo la virgola per quanto sono precise. A onor del vero ci sono anche delle  basi più semplici, come quella della pasta frolla (favolosa) o alcune torte da forno... ma le torte cremose, che poi sono quelle che Stefania e Annalù richiedono per il loro contest, beh...lì c'è da fare un corso accelerato...
Per cui mi sono convinta che per la mia esperienza e per il mio modo di essere era improponibile eseguire una ricetta interamente come Lui la propone e per giunta avere come termine di paragone la sua opera bene in vista tra le pagine dei suoi libri... Nun gliela potevo fà, come dice un caro amico con la Montersinite acuta da sempre!
Come spesso mi capita, a mio sfavore  gioca il fattore TiS, Testa  i Sceccu (... per i non parlanti, Testa di Asino... ) per cui più una cosa è lontana da me e più mi attrae... sfida la mia curiosità per non parlare della faccia tosta.
Così mi sono letta e riletta le ricette delle sue torte contenute nei due libri che ho, Golosi di Salute e Peccati di Gola, e armata di calcolatrice ho ridotto le dosi di un paio di basi che non richiedevano ingredienti troppo complicati e le ho unite insieme per creare una tortina secondo il mio gusto . Dopo averla decorata mi sono detta...è bruttissima! Proprio provinciale! E così gli ho dato anche il nome... giusto per non prenderci troppo sul serio!

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TORTA PROVINCIALE

per le dacquoise al cocco (da Peccati di Gola - Choco Passion Fruit)  : 
110gr di albumi
70gr di zucchero
20gr di farina di mandorle
35gr di zucchero a velo
35gr di cocco rapè

per la gelée alle fragole (da Peccati di Gola- Crostatina alla gelatina di frutta)
150gr di purea di fragole
37gr di zucchero
4,5gr di colla di pesce in fogli
15gr di destrosio  + 10gr di zucchero

per la chantilly al  limone al cocco (da Peccati di Gola- Torta quadro d'autore)
200gr di panna montata
250gr di crema pasticcera al cocco*
4 gr di colla di pesce in fogli
un cucchiaio di liquore al cocco

*per la crema pasticcera al cocco (da Peccati di gola)
200ml di latte intero
50ml di panna
75gr di tuorlo
75gr di zucchero
18gr di amido di mais
20gr di cocco rapé

per decorare: cocco rapé, fragole, gelatina neutra

Beh...niente male come lista di ingredienti per una tortina provinciale! ahahahah

Prima di tutto facciamo le dacquoise: montiamo gli albumi con lo zucchero, tipo meringa. Misceliamo la farina di mandorle con il cocco e lo zucchero a velo e uniamole all'albume mescolando delicatamente a mano.
Disegniamo su un foglio di carta da forno  due cerchi del diametro di 20cm e con l'aiuto di un sac à poche riempiamoli del composto di albumi e cocco, cercando di rimanere un cm circa dentro il margine esterno. Inforniamo a 180° per 10-12 minuti.
Per la gelée: ammolliamo in acqua fredda i fogli di colla di pesce per 10 minuti, intanto facciamo scaldare in un pentolino metà  della purea di fragole con lo zucchero. Appena lo zucchero sarà ben sciolto uniamo la gelatina ben strizzata e mescoliamo per farla amalgamare bene. Fatto questo uniamo il tutto alla restante purea fredda e mescoliamo.
Per la crema pasticcera: mettiamo a bollire la panna, il latte e il cocco. Intanto montiamo i tuorli con lo zucchero e uniamo l'amido ben setacciato. Uniamo alle uova il latte caldo aromatizzato, facendolo passare attraverso un colino perchè trattenga i fiocchi di cocco. Rimettiamo tutto sul fuoco e lasciamo addensare per un minuto, mescolando continuamente. Versiamo la crema in una ciotola, copriamo con pellicola a contatto e mettiamo in freezer.
Per la chantilly: montiamo la panna. Facciamo scaldare qualche cucchiaio di crema pasticcera al cocco e uniamo la colla di pesce, precedentemente ammollata e ben strizzata, e facciamo sciogliere bene, quindi uniamola alla restante crema pasticcera fredda e mescoliamo . Uniamoci il liquore al cocco e infine alleggeriamo la crema con la panna montata, mescolando con cura .
Montiamo il dolce: a questo punto è arrivato il dramma... io non ho un anello da pasticceria... quindi Stefania e Annalù tappatevi le orecchie.... ho preso una teglia rotonda da 20... l'ho foderata di pellicola trasparente in maniera che la pellicola uscisse anche fuori dai bordi e l'ho usata cone anello...ihihihhi
Appoggiamo sul fondo la prima dacquoise, quindi con un sac à poche formiamo il primo strato di crema chantilly, lisciamo bene e procediamo con uno strato di gelée di fragole, quindi un secondo strato di chantilly e concludiamo con la seconda dacquoise.

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Mettiamo tutto in freezer per 4-5 ore, quindi capovolgiamo la tortina su un piatto e liberiamola dalla pellicola: tadan! La tortina è pronta da decorare. Spalmiamo nei lati un pò di crema chantilly (che ci sarà rimasta...) e facciamoci aderire del cocco rapè. Sulla dacquoise superiore spennelliamo un pò di gelatina neutra e completiamo con le fragole e ancora qualche ciuffetto di crema.
Montersino è servito!


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capite ora cosa intendo quando dico che la perfezione e la "pulizia" estetica  non è nelle mie corde...?


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Con questa ricetta OVVIAMENTE partecipo al contest di Stefania e Annalù !




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mercoledì 22 febbraio 2012

Vellutata di cavolo rosso e cipolle per la penultima avventura di Carving in the kitchen

Considero Luigi Pirandello il padre del teatro moderno, ma ancor più un innovatore del pensiero a tutto tondo. E' da sempre, tra i moderni, lo scrittore che più ho amato ( e amo...) per la sua estrema sensibilità e arguzia nel capire l'Uomo e il suo universo più intimo.
Carving in the kitchen - RECIPE ELEVEN
Per Pirandello nulla è come appare... ogni dato che noi attraverso i nostri sensi percepiamo è puramente soggettivo, per cui non esiste una verità oggettiva, ma una verità formata dalle mille sfaccettature che ognuno di noi coglie attraverso la propria sensibilità. Anche l'individuo non è un essere definito oggettivamente, ma un microcosmo di personalità che si mostrano agli altri in maniera sempre diversa a seconda  delle circostanze, mostrando quindi agli altri una proiezione di noi stessi che spesso è condizionata dal contesto che ci circonda. Per cui ognuno di noi è UNO, ovvero come si sente di essere nella proprio completezza, ma è anche CENTOMILA... ovvero tutte le sfaccettature che mostra agli altri... Non accettare questa verità equivale a una frammentazione dell'io e alla conseguente perdita della propria personalità... per cui da uno si diventa NESSUNO.
Quanto è sottile il confine tra l'UNO e i CENTOMILA... ! Accettare, non accettare.... SI, NO.... In ognuno è custodito questo segreto ma spesso lo ignoriamo volontariamente o peggio, ci pieghiamo ad esso, perchè così è più facile conviverci. C'è chi invece lo accetta consapevolmente e lo libera e la società lo chiama  "pazzo".... o "artista".
BORDERLINE... linea di confine.... è questo il titolo che ho deciso di dare alla nuova opera del maestro Stefano Bianco, perchè osservandola bene mi ha riportato alla mente Pirandello e le sue teorie (anzi, mi scuso per l'involontaria lezione di letteratura...ma, ormai  lo sapete, la prof che c'è in me ogni tanto riemerge di prepotenza...ahahah). C'è l'UNO che viene "affettato" dal coltello delle convenzioni sociali in CENTOMILA individui.
Abbinare una ricetta non è stato semplice...per cui sono partita da un ingrediente...anzi due.
La cipolla è da sempre simbolo di una molteplicità di pelli, di facce.... ne togli via una e ne trovi subito un'altra...lo stesso dicasi per il cavolo. Così li ho abbinati in un piatto veramente semplice  che contrastasse invece con la complessità dell'opera. 
Per cui, buon appetito, buona riflessione e buon inizio di Quaresima.


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VELLUTATA DI CAVOLO ROSSO 
con cipolla di Tropea

Mezzo cavolo rosso
una cipolla di Tropea
olio extravergine d'oliva
sale, peperoncino

Puliamo il cavolo rosso e tagliamolo a listarelle. Facciamo lo stesso con la cipolla e affettiamola non troppo finemente. Mettiamo tutto in un tegame basso, insieme all'olio, al sale e a un pizzico di peperoncino.  Cuociamo a fiamma bassa e con coperchio, aggiungendo mezzo bicchiere d'acqua se serve. Portiamo a cottura e frulliamo il tutto con il minipimer. Per renderla più goloso possiamo aggiungere qualche cucchiaio di  panna da cucina, ama io la preferisco semplice. Serviamo in coppette calda e accompagnata da crostini.


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martedì 21 febbraio 2012

Buon Martedì Grasso a tutti e....

... e anche questo Carnevale sta per scappare via!
Oggi solo poche parole perchè non sto bene. E' da qualche giorno che una brutta congiuntivite mi ha costretto a stare lontana dal pc e dalla macchina fotografica. Quindi oggi niente ricetta... ma almeno un augurio di buon Carnevale volevo farvelo. La cosa più comica di questa situazione è che sono costretta a girare con gli occhiali scuri. E se fosse estate sarebbe tutto normale.... Ma mentre il cielo è nuvolo e io esco con gli occhiali neri a prendere i bimbi a scuola... beh...lì qualcuno che ti guarda male e fa gli scongiuri (tipo nei film di Totò...ihihhi) lo trovo...! ahahahah E fosse finita qui! Domenica ho dovuto portare i bimbi alla festa in maschera...e io con gli occhiali....e la gente che mi guardava pensando volessi fare la tipa... e per finire mi sono dovuta sciroppare anche l'incontro scuola-famiglia dei miei figli facendo la fila tra decine di genitori  e io con gli occhiali scuri... nel più totale imbarazzo... salvo poi quando qualcuno mi fissava pensando che io non lo vedessi, alzarmeli di botto e fissarlo a mia volta con gli occhi insanguinati!



























Oltre a questo come vi avevo già accennato, venerdì è uscita una mia intervista sul Corriere di Calabria.
Vi lascio le pagine che mi hanno dedicato, non prima però di avere ringraziato Pietro Bellantoni per la sensibilità con cui ha saputo cogliere le sfumature più significative del nostro caffè lungo un'ora.




Ora è veramente tutto... vado a mettermi il collirio!
A presto,
Fujiko
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sabato 18 febbraio 2012

Torta Rosa d'Inverno

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Rosa d'inverno... piccola fragile creatura
Rosa d'inverno... nel cuore porti la primavera
Rosa d'inverno... il tuo profumo inebria e stordisce
ma pochi possono accarezzare i tuoi petali delicati...
Le tue spine pungono il cuore
di chi non ti sa cogliere.




Buon compleanno Loredana!





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TORTA ROSA D'INVERNO


La torta decorata in pdz ha l'interno formato dall'impasto per fare il salame al cioccolato, senza uova. L'ho fatto seguendo la ricetta vista qui, e poi l'ho sagomato e decorato seguendo le istruzioni della bravissima Marcy.
Queste le mie dosi: 


350gr di biscotti sbriciolati grossolanamente
4 cucchiai di farina di mandorle
2 tazzine di caffè
150gr di zucchero
40gr di cacao amaro
80gr di burro morbido
un cucchiaio di rhum

Mescoliamo i biscotti con la farina di mandorle, il cacao e lo zucchero a velo. Uniamo il caffè e il burro a pezzetti e mescoliamo bene con le mani. Sagomiamo una specie di cono con la base ben piantata su un piatto  e mettiamo in frigo per  un paio d'ore, quindi rivestiamo con le foglie di pasta di zucchero.


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venerdì 17 febbraio 2012

Torta Caprese: Montersino vs De Riso... e un pizzico di Carnevale.

La torta Caprese è forse il dolce al cioccolato più famoso della tradizione italiana.
La storia della torta Caprese è veramente singolare: sembra infatti che questa  torta sia stata creata involontariamente negli anni Venti . Pare infatti che il cuoco Carmine Di Fiore avesse dimenticato di mettere la farina in una torta di mandorle che stava preparando per tre malavitosi americani giunti a Capri per acquistare una partita di ghette per Al Capone.
Il risultato fu così buono che i tre americani ne pretesero la ricetta e Di Fiore, battezzatala "caprese", iniziò a produrre la torta con regolarità, ottenendo in poco tempo grande successo e molti proseliti (fonte "Zeppole, struffoli e chiffon rosso" di Cecilia Coppola).

Signore e Signori quindi, ecco a voi la Caprese!

Seh...! Si fa presto a dire Caprese.
Quelli che... nella Caprese ci vuole il  cacao...!
Quelli che.... nella Caprese solo cioccolato fondente...!
Quelli che... la Caprese si fa con sola farina di mandorle...
Quelli che... nella Caprese ci va un cucchiaio di farina...o fecola...
Quelli che...si, il lievito ci va nella Caprese!
Quelli che...no...assolutamente no! Niente lievito!
Quelli che... la migliore è quella di Montersino!
Quelli che...ma scherzi???? La migliore? Quella di De Riso naturalmente!
E quindi???? Quindi mi sono letta tutte e due le ricette e ho scopiazzato di qua e di là e ne ho fatta una versione che unisce ciò che mi è piaciuto di più dell'una e dell'altra.
Per cui ora posso dirlo... Signore e Signori: madame la Caprese!

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TORTA CAPRESE

140gr di zucchero
140gr di cioccolato fondente
100gr di burro morbido
140gr di farina di mandorle
4 uova
20gr di cacao amaro
una punta di cucchiaino di lievito 

mandorle a filetti e zucchero a velo
per una teglia da 20-22

Lavoriamo il burro morbido con metà dello zucchero, uniamo i tuorli, uno alla volta, e il cioccolato fondente fuso e intiepidito (sciolto a bagnomaria o al micro). Montiamo gli albumi con il rimanente zucchero fino ad ottenere una bella meringa gonfia e lucida. Misceliamo la farina di mandorle con il cacao e il lievito. Uniamo alla crema di uova e cioccolato la miscela di farina, un cucchiaio alla volta, mescolando bene con un cucchiaio di legno. Per ultima uniamo la meringa, mescolando delicatamente dal basso verso l'alto. Imburriamo e infariniamo la teglia (se usiamo una teglia in silicone possiamo evitare questa operazione...) e  cospargiamone il fondo  con le mandorle a filetti, quindi versiamo il composto. Inforniamo a 170° per 40 minuti (verifichiamo sempre con lo stecchino). Sformiamo solo quando è fredda e decoriamo con zucchero a velo.


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Mi scuso per la foto della torta...ne manca la metà...ihihihih... In realtà l'ho preparata per la cena di San Valentino con la mia famiglia, perchè a casa mia adorano il cioccolato, padre e figli, per cui è rimesto solo mezzo cuore da fotografare!


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Buon week end  a tutti : vi lascio due idee per il vostro Carnevale... per le ricette cliccate sotto la  foto ...... a presto!!!



              Le  Chiacchiere                                                La Pignolata, anche in versione bianca e nera

Un' ultima cosa... oggi su Il Corriere delle Calabria trovate un articolo dedicato a questo blog... Se siete curiosi di conoscere qualcosa in più su di me correte in edicola!

Con questo Dolce della domenica   partecipo al contest di Vickyart e Dolcizie!
 
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mercoledì 15 febbraio 2012

Crème Brulée allo zafferano... quando l'oro diventa una spezia

Spesso, come ho già detto molte volte, l'ispirazione per un piatto, per un post può venire fuori quando meno ce lo aspettiamo... Una ricetta può essere ispirata da un colore, da un'emozione, da un contest.... o anche da un'esigenza puramente pratica...come in questo caso.
Tempo fa, come premio per un contest vinto, ho ricevuto un bellissimo set per preparare la crème brulée, completo persino del cannello caramellatore che tanto desideravo. Appena ho aperto il pacco mi son detta: domani crème brulée! E da allora sono passati mesi e mesi...  il pacco è diventato la valigetta-ufficio di mia figlia (dentro ci ha messo di tutto, più un computer portatile giocattolo....) ma di "crema bruciata" nemmeno l'ombra.
Color & food, what elese? Febbraio!Poi quando giovedì scorso ho fatto queste che esigono l'impiego di soli albumi, mi son detta: e i tuorli? Che ci faccio? Non avevo voglia di pastafrolla...ma nello stesso tempo non volevo sprecare quei bei tuorli BIO, regalo della gallina di un'amica, usandoli per una carbonara o per impastare polpette....E poi c'era il desiderio di preparare un qualcosa di particolare che impiegasse lo zafferano, per il giocontest di Cinzia e Valentina, che questo mese prevede il color oro abbinato proprio a questa spezia.... Così l'occhi mi è caduto proprio su quelle belle coppette e su quel cannello (ancora "sgasato" per la verità....) che giacevano in bellavista dentro lo stipetto delle caccavelle... Il resto lo immaginerete già. Dico solo che per cuocere questa crema ho usato un metodo alternativo, ispirato dalla maestra delle ricette "furbe", la Nigella mondiale, a cui ho "rubato" anche l'idea decò.... la ricetta della crema l'ho aggiustata e modificata in base alle mie esigenze... dovevo pur smaltire quei due famosi tuorli, no? 


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Crème Brulée  allo zafferano
200ml di panna
2 tuorli
una punta di cucchiaio di zafferano
un cucchiaio di zucchero semolato
2 cucchiai di zucchero di canna
una foglia di oro commestibile

per 2 cocotte

Mettiamo in freezer le cocotte per almeno mezz'ora. Intanto prepariamo la crema. Mettiamo la panna con lo zafferano in un pentolino e facciamo riscaldare, senza portare a bollore.  Intanto montiamo bene i tuorli con lo zucchero semolato e sempre montando versiamo a filo la panna allo zafferano calda. Mescoliamo bene  e mettiamo tutto dentro il pentolino, rimettiamo sul fuoco basso e facciamo addensare la crema, mescolando sempre e facendo attenzione a non farla impazzire. La crema non deve mai bollire, nel caso togliamola dal fuoco e bagniamo il fondo del pentolino con acqua fredda, e poi rimettiamo sul fuoco. 
Quando la crema si sarà addensata, versiamola nelle cocotte freddissime, lasciamo intiepidire e mettiamo tutto in frigo per un'ora circa. Quando sarà ben fredda, spolverizziamola con lo zucchero di canna e caramelliamolo con il cannello, fino ad ottenere un bel guscio scuro e pieno di bolle. Completiamo appoggiando delicatamente con l'aiuto di un pennellino, la foglia oro sulla crosta caramellata.


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Un consiglio: se non avete mai usato il cannello come me prima di oggi, vi esorto a fare prima qualche prova. Per riempirlo di gas mi sono quasi intossicata perchè il beccuccio era troppo grosso e non entrava bene... ma la cosa più comica è stata quando ho acceso la fiamma e non mi sono accorta che il regolatore era al massimo... per un pelo non ho dato fuoco alla cucina! ahahahah... quindi siate prudenti, mi raccomando! E divertitevi... passata la paura iniziale e regolato il cannello è stato tutto facilissimo!

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martedì 14 febbraio 2012

Red Velvet Cupcake di Martha Stewart e buon San Valentino a tutti voi!

Un emisfero in una chioma 

"Lasciami respirare a lungo, a lungo, l’odore dei tuoi capelli, affondarvi tutta la faccia, come un assetato nell’acqua di una sorgente, e agitarli con la mano come un fazzoletto odoroso, per scuotere dei ricordi nell’aria. 
Se tu sapessi tutto quello che vedo, tutto quello che sento, tutto quello che intendo nei tuoi capelli! La mia anima viaggia sul profumo come l'anima degli altri viaggia sulla musica. 
I tuoi capelli contengono tutto un sogno, pieno di vele e di alberature: contengono grandi mari, i cui monsoni mi portano verso climi incantevoli, dove lo spazio è più bello e più profondo, dove l’atmosfera è profumata dai frutti. dalle foglie e dalla pelle umana. 
Nell’oceano della tua capigliatura, intravedo un porto brulicante di canti malinconici, di uomini vigorosi di ogni nazione e di navi di ogni forma, che intagliano le loro architetture fini e complicate su ün cielo immenso dove si abbandona il calore eterno. 
Nelle carezze della tua capigliatura, io ritrovo i languori delle lunghe ore passate su un divano, nella camera di una bella nave, cullate dal rullio impercettibile del porto, tra i vasi da fiori e gli orcioli che rinfrescano. 
Nell’ardente focolare della tua capigliatura, respiro l’odore del tabacco, confuso a quello dell’oppio e dello zucchero: nella notte della tua capigliatura, vedo risplendere l’infinito dell'azzurro tropicale; sulle rive lanuginose della tua capigliatura, mi inebrio degli odori combinati del catrame, del muschio e dell’olio di cocco. 
Lasciami mordere a lungo le tue trecce pesanti e nere. Quando mordicchio i tuoi capelli elastici e ribelli, mi sembra di mangiare dei ricordi."



Charles Beaudelaire




Questa poesia evoca in me ricordi lontani ...  ero appena maggiorenne quando la lessi per la prima volta sulle pagine della mia letteratura del Novecento e me ne innamorai subito, dedicandola al ragazzo che amavo. 
Oggi quel ragazzo è il padre dei miei figli e a distanza di 25 anni dal nostro primo bacio non potevo che dedicargliela ancora una volta, e ancora, e ancora... e perdermi con lui in ricordi e sogni... ora come allora.
Buon San Valentino!






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RED VELVET CUPCAKES
libero adattamento di una ricetta di Martha Stewart 

280gr di farina 00
1 cucchiaio di cacao amaro
un pizzico di sale
90gr di zucchero
90gr di olio di semi di mais
1 uovo grande (o 2 piccole)
una punta di cucchiaino di colorante rosso
i semi di mezza bacca di vaniglia
60gr di latticello ( o 30gr di yogurt magro bianco+30gr di latte parzialmente scremato)
1 cucchiaino di aceto bianco
tre quarti di  cucchiaino  di bicarbonato 

per il frosting: 
150ml di panna montata
100 gr di formaggio da spalmare (tipo philadelphia)
un cucchiaio di zucchero a velo

cuoricini di pdz , cacao

Queste tortine si ispirano a una delle torte americane più popolari: la Red Velvet Cake. Il suo nome deriva dal fatto che originariamente il caratteristico colore rosso dell'impasto era la risultante di una reazione chimica tra l'aceto e il bicarbonato...cosa che  oggi viene un pò "aiutata" dall'uso di colorante alimentare. Questa torta è tradizionalmente accompagnata da una crema al formaggio bianca, formata da burro e formaggio spalmabile e che noi useremo come frosting, sostituendo al burro la panna montata.
In una ciotola capiente montiamo con un frullino elettrico a velocità medio alta l'olio con lo zucchero per almeno 5 minuti, quindi uniamo le uova, uno alla volta, il colorante e la vaniglia. 
Riduciamo la velocità al minimo e uniamo a cucchiaiate la farina, miscelata al cacao e al sale, in tre volte, alternandola a due aggiunte di  latticello ( quindi farina, latticello, farina, latticello, farina, mescolando bene prima di aggiungere il seguente). In un bicchiere versiamo l'aceto e uniamo il bicarbonato e mescoliamo bene....farà un sacco di bolle! Versiamo subito nel composto e frulliamo a velocità media. 
Rivestiamo una teglia da muffins con gli appositi pirottini di carta e versiamo un cucchiaio di composto in ogni pirottino, riempiendolo fino a metà, tre quarti. Inforniamo a 180° per circa 20 minuti e una volta cotti, lasciamoli raffreddare bene prima di toglierli dalla teglia. 
Per il frosting: lavoriamo con una forchetta il formaggio con lo zucchero a velo, quindi uniamo la panna montata e con la crema decoriamo i cupcake con un sac à poche e completiamo con qualche cuoricino di pdz e se ci piace, una spolverata di cacao.



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ecco la versione al cacao...



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un bel morso !


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A questa ricetta non posso che abbinare un accessorio molto speciale: è una catenina sottilissima con un ciondolo a forma di cuore rosso. Non amo portare i gioielli nella vita quotidiana.... A parte la fede nuziale e un piccolo anello... questa è l'unico vezzo che porto sempre con me. E' un regalo di mio marito ed ha un significato speciale per me, perchè mi ricorda di una bella giornata passata insieme dopo un  periodo duro per entrambi. L'amore è anche questo... piangere e ridere insieme... e non bisogna mai dimenticarlo.




Con questo post partecipo al contest di Barbara  "Food è chic" in collaborazione con Zalando.












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