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lunedì 30 gennaio 2012

Il pane della mezz'ora delle Simili per Stefano Bianco.

Sempre più difficile.
Come un funambolo mi addentro nell'osservazione di questa nuova opera del maestro Stefano Bianco, in diretta dal blog di Ornella Ammodomio.
Carving in the kitchen Recipe number ten
Saltano agli occhi immediatamente le 5 figure centrali, ognuna di un colore diverso... formano una fila composta e ordinata... tutte volutamente uguali ma nello stesso tempo intimamente diverse... E' l'Umanità, siamo noi. Bianchi, neri, gialli, verdi... poco importa. Insieme siamo un UNO, siamo il nostro essere UMANI, in nostro essere gioia e rabbia, buio e luce, amore e odio... Ma c'è anche un'altro particolare che ci rende umani... che ci differenzia dal resto del Creato e che caratterizza ancor di più la nostra Umanità... : le mani. Le mani sono il segno fisico distintivo della nostra Umanità... del nostro essere UMANI. Le mani sono il veicolo più importante della nostra sensibilità, delle nostre emozioni, perchè ci permettono di CREARE... di far nascere dal nulla qualcosa... di inventare, migliorare, plasmare il mondo intorno a noi. Ma le mani possono accarezzare...ma anche schiaffeggiare.... possono creare il bello, l'utile, il buono,  il perfetto, quindi la sfera... o possono materializzare il brutto, l'inutile, il cattivo, l'imperfetto...quindi lo spigoloso cubo....
L'UMANITA' che celebra l'importanza della  MANUALITA'...
UMANUALITA'.... è questo il titolo che ho scelto per quest'opera.
E quale ricetta potevo abbinare a tale titolo se non questa?  Volevo qualcosa che rappresentasse al meglio l'Umanità e insieme la manualità... che esprimesse questo concetto di universale, di presente in ogni cultura o quasi.... Volevo un cibo semplice ma unico, basico ma splendido, opera di due mani che si muovono all'unisono, danzando ininterrottamente tra acqua e farina... un cibo magico, senza spazio e senza tempo: IL PANE.
La ricetta che ho scelto è quella di un pane veramente magico, provare per credere. Si impasta rigorosamente a mano. Le mie piccole varianti le trovate come al solito scritte in rosso.

pane 6c


PANE DELLA MEZZ'ORA
dal libro "Pane e roba dolce" delle Sorelle Simili



400g. di farina di forza ( 200g di farina 00+200g di manitoba)

100g. di acqua

1 cucchiaio e mezzo di acqua

18g. di lievito di birra

100g. di latte tiepido
15g. di burro
1 cucchiaio di zucchero ( un cucchiaino)
1 cucchiaino e mezzo di sale (2 cucchiaini...ci piace saporito)



Sciogliamo in una tazza il lievito e lo zucchero con il cucchiaio e mezzo di  acqua. Intiepidiamo il latte insieme al burro ed al sale, versiamo il tutto in una ciotola, uniamo quasi tutta l'acqua, poi un terzo della farina e iniziamo a impastare, quindi aggiungiamo il lievito sciolto con lo zucchero e la restante farina e continuiamo a impastare. Deve risultare un impasto morbido; una volta ottenuta la giusta consistenza, regolando acqua e farina, trasferiamolo sulla spianatoia e lavoriamolo impastando e battendolo per tre volte sulla spianatoia, poi ancora impastando e battendo, così per 5 minuti. Dividiamo l'impasto in due pagnotte, schiacciamole con le mani per ottenere 2 ovali che piegheremo e arrotoleremo su se stessi, ottenendo due filoncini cicciottelli. Disponiamoli a falda sotto su una teglia ben infarinata con farina di semola di grano duro, e mettiamo la teglia nel forno freddo. Accendiamo il forno per un minuto, non ha importanza che temperatura, poi spegniamo e lasciamo riposare per 30 minuti il pane in forno. Quindi, senza aprire il forno, accendiamolo di nuovo a 200° e facciamo cuocere per 40 minuti. Se dovesse colorire in fretta coprite il pane con  carta stagnola. 






























 Il mio consiglio è quello di aspettare che il pane sia freddo per affettarlo... così che perda l'umidità della cottura e la mollica si assesti bene. La prima pagnotta l'abbiamo mangiata a cena, mezz'ora dopo averla sfornata: la mollica era sofficissima ma un pò umida e si sentiva un pò il profumo del lievito. La seconda l'abbiamo affettata il giorno dopo a pranzo: spettacolare! E' quella che vedete nelle foto. Non vedo l'ora di provarlo con le farine senza glutine!






 


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ecco le due pagnotte appena sfornate

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guardate che bella alveolatura... è sofficissimo!

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suggerimento di uso....ihihihihi




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venerdì 27 gennaio 2012

Crostatine con confettura per momenti molto speciali...

Oggi vi propongo delle crostatine di pasta frolla e confettura, semplici semplici. Che novità! Vi starete dicendo....
Lo so... nessuna novità. Nella ricetta almeno.
In realtà oggi non vi propongo una ricetta nuova...ma un'idea di presentazione.
Quando le  ho viste qui, opera della superlativa Martha ( inutile aggiungere il cognome, vero? ihihihi),  me ne sono innamorata e ho pensato che fossero l'ideale per una piccola coccola antimalumore... per ritrovare il sorriso in quei momenti in cui il mondo sembra crollarci addosso e vorremmo solo tornare nel pancione della mamma e chiuderci tutto il resto dietro le spalle. Capita. A me è capitato qualche giorno fa. Troppo stanca per queste ultime settimane dietro ai figli malati, senza uscire il naso fuori di casa... o forse un pò giù per situazioni lavorative che sembrano non avere sbocco... non so... o forse per il tempo brutto che non accennava a un raggio di sole....
Nessun momento migliore di questo quindi per tirarmi un pò su con qualcosa di particolare come questo...
Ve le regalo insieme al mio augurio di un fine settimana sereno e non senza ricordarvi che il 27 gennaio ricorre la Giornata della Memoria: un evento particolare che ogni anno ci ricorda quello che tutti vorremmo non fosse mai successo...ma che è giusto non dimenticare... Vi rimando quindi a un post veramente speciale che ha scritto la mia amica Eleonora. Lo trovate qui.

crostatinec


CROSTATINE 

per la frolla :
180 gr di farina 00

1 uovo+ un pizzico di sale
90 gr di burro
60 gr di zucchero

confettura del vostro gusto preferito
o Nutella

per 4-6 crostatine

 Prepariamo la frolla: in una spianatoia disponiamo la farina a fontana, con al centro l'uovo e un pizzico di sale, lo zucchero e il burro tagliato a pezzettini. Lavoriamo la pasta velocemente con la punta delle dita e quando diventa elastica e non si attacca alle mani, formiamo un panetto, avvolgiamolo nella pellicola trasparente e facciamo riposare in frigo per un'ora.
Passata un'ora stendiamo la pasta frolla e sistemiamola negli stampi  imburrati e infarinati e buchiamola con i rebbi di una forchetta. Versiamo in ogni stampino qualche cucchiaiata di confettura  e decoriamo ogni crostatina con stelline, cuoricini, lune o tutto quello che vi suggerisce la vostra fantasia, ricavate con dei piccoli tagliapasta dalla pasta frolla rimanente.
Inforniamo a 180° per 15 minuti circa. Le crostatine possono essere spennellate con un tuorlo +latte se vogliamo ottenere una finitura lucida (nella foto la crostatina con i cuori...).

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Anche con questa ricetta partecipo al contest del Molino Chiavazza.


CONTEST: COMFORT FOOD

mercoledì 25 gennaio 2012

Cake di mele con farina integrale e yogurt magro.

Qualche giorno fa a mia madre è stato diagnosticato un piccolo problema di salute, per cui il dottore le ha raccomandato di evitare i grassi, mangiare integrale e magari perdere qualche chiletto.
Niente di grave direte voi... infatti è così... se non fosse che mia madre è una golosona... adora i dolci (da qualcuno dovevo pur ereditarla sta disgrazia!) e quindi quest'ordine perentorio le è piovuto addosso come un fulmine. L'idea di dover rinunciare a quel pizzico di dolce nella giornata non era affatto allettante per lei.
Così ho pensato di cercare qualche ricetta con farina integrale per la prima colazione, che fosse buona ma anche sana,da preparale per incoraggiarla al cambiamento.... ma leggendo le varie ricette mi assalivano mille dubbi...visto che non avevo mai preparato dolci integrali.
Poi il lampo di genio. 
Mia madre adora la torta di mele... la sua torta di mele. E' il primo dolce che mi ha insegnato a fare, è semplice e ideale per la colazione... Quando penso a una torta è la prima che mi viene in mente, forse perchè è legata a tanti ricordi di quando ero figlia e non mamma... 
E poi sa di coccole, di buono, di inverno-vicino-al-camino, di serenità... Proprio quello che si chiama un "comfort food"... un cibo che ti coccola e che ti fa sentire amata, protetta, serena e in pace col mondo. Sembra strano che una torta possa fare tutto questo... eppure è così. Se ci pensate ognuno di noi ha il suo cibo-rifugio, il suo cibo buono-che-più-buono-non ce n'è, il suo cibo che  come-lo-fa-mia-madre/moglie-nessuno.... Ognuno ha il suo cibo coccola, più rilassante di un bagno caldo, più rasserenate di un massaggio shiatzu... E quindi perchè non partire proprio da questa torta... e renderla oltre che buona anche leggera e salutare? Eccola quindi la mitica torta di mele di mia madre, ma in versione riveduta e corretta, dedicata a lei e tutti quelli che vogliono farsi coccolare in leggerezza!
Vi ricordo che le dosi si misurano con un bicchiere di carta o un vasetto dello yogurt vuoto.


cake integrale1c


CAKE DI MELE
con farina integrale e yogurt magro

2 bicchieri di farina integrale
1 bicchiere di farina 00
3 uova
2 bicchieri di yogurt magro bianco
1 bicchiere e mezzo di zucchero
mezzo bicchiere di olio di semi di mais
una bustina di lievito
una mela golden a fettine

stampo da plumcake

Montiamo le uova con lo zucchero per almeno 7 minuti con un frullino, finché non diventano spumose e di colore giallo chiaro. Aggiungiamo al composto lo yogurt e l'olio a filo.Quando tutti i liquidi si saranno ben amalgamati, possiamo aggiungere le polveri, ovvero le farine miscelate al lievito. Vi ricordo che tutto questo lo dobbiamo fare senza smettere di montare con la frusta elettrica o col frullino. L'impasto è pronto. 

Versiamolo nello stampo, che avremo già imburrato e infarinato bene, quindi disponiamo sulla superficie dell'impasto le fettine di mela tagliate sottilmente e inforniamo a 180° per 10 minuti, quindi abbassiamo la temperatura a 160°e ultimiamo la cottura (altri 10-15 minuti ).
Vi ricordo che una delle regole fondamentali della cottura in forno è quella che il forno DEVE raggiungere quella certa temperatura prima di introdurre la teglia, ovvero la lucina rossa del nostro forno che ci segnala la temperatura si deve spegnere, altrimenti la torta o qualunque altra cosa non lieviterà come deve! Inoltre i minuti di cottura sono sempre indicativi, quindi il nostro occhio vigile e un pizzico di esperienza ci devono guidare nella cottura delle nostre squisitezze e infine non dimentichiamo la prova stecchino che ci segnala più di ogni altra la cottura perfetta!

Sforniamo il  nostra cake profumato e lasciamolo raffreddare un po' prima di toglierlo dallo stampo altrimenti rischiamo di romperlo...e buona colazione!



cake integralec


cake integrale2c



con questa ricetta partecipo al contest di Molino Chiavazza



e al contest della Cuochina Sopraffina 



domenica 22 gennaio 2012

Piccole Capresi al limone senza glutine: libera interpretazione di una ricetta di Savatore De Riso

Finalmente il sole! 
Oggi finalmente il sole ha fatto bella mostra di sé nel mio cielo...
E' stata una settimana dura...e  tutta la famigliola con il virus personalizzato: a ognuno il suo sintomo! Chi mal di stomaco, chi vomito, chi dissenteria, chi congiuntivite...
E' stata una settimana dura...e  una nave che affonda tra le miserie di un'Italia sempre più triste... in cui chi fa il suo dovere sembra un eroe in confronto alla mediocrità imperante.
E' stata una settimana dura... e una protesta scomoda urlata a gran voce, e autostrade bloccate, e supermercati vuoti e un mondo che si ferma... e le televisioni che tacciono.
Ma oggi c'è il sole in cielo, alto e maestoso, democratico e universale. Il sole sorge oggi e illumina le risate dei miei figli finalmente guariti.... illumina il relitto di quella nave che ancora nasconde la sua verità.... illumina i visi fieri dei fratelli siciliani che gridano a gran voce per scuoterci tutti.
Oggi il sole è alto nel cielo... e un raggio è entrato nella mia cucina. Da quel raggio, da quel colore, da quel profumo è nata la voglia di preparare questa splendida ricetta dello chef pasticcere Salvatore De Riso, che avevo visto già da Patrizia. L'unica variante che ho apportato è stata trasformare la torta Caprese intante piccole Capresi monoporzione, dal fondo glassato al cioccolato bianco e lamelle di mandorle. 
Buona settimana a tutti e che il sole sia dentro di voi sempre.



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PICCOLE CAPRESI AL LIMONE 
da una ricetta di Salvatore De Riso


100 g di olio evo
120 g di zucchero a velo
200 g di farina di mandorle
180 g di cioccolato bianco
30 g di scorzette di limone o cedro candite
1/2 baccello di vaniglia
un limone BIO
250 g di uova intere (n.5)
60 g di zucchero
50 g di fecola di patate
5 g di lievito per dolci


per la finitura:
zucchero a velo
50gr di cioccolato bianco
mandorle a lamelle

per 8 piccole capresi

Mescolare la farina di mandorle con lo zucchero a velo e i semi della vaniglia. A parte sciogliere a bagnomaria il cioccolato bianco. In una ciotola capiente, montare con le fruste elettriche, le uova con lo zucchero fino a triplicarne il volume. A parte incorporare alle miscela di mandorle e zucchero a velo, il cioccolato bianco sciolto, le scorzette di limone (o cedro) candite finemente tritate, la scorza grattugiata del limone e la fecola di patate con il lievito setacciati. Miscelare tutti gli ingredienti, aggiungere l' olio di oliva e infine le uova montate. Amalgamare bene il tutto con una spatola senza preoccuparsi se le uova tendono a smontarsi. Versare il composto in 8 stampini monoporzione (quelli da muffins o delle cocottine andranno benissimo...) imburrati e infarinati con la fecola di patate. Infornare a 200° (forno già caldo) per i primi 5 minuti e poi lasciare cuocere per altri 30 minuti a 160°. A cottura ultimata, lasciare raffreddare le capresine negli stampini e poi sformarle delicatamente. Lasciarle riposare un'ora, quindi spennellarne il fondo con del cioccolato bianco fuso e cospargerlo con mandorle a lamelle. Fare rapprendere il cioccolato su carta da forno, spolverizzarle con zucchero a velo e servire.


en francais
Petites “Capresi” au citron
d'une recette de Sal De Riso

100 g d’huile 
120 g de sucre glace
200 g de farine d'amande
180 g de chocolat blanc
30 g de zeste de citron confit
1 / 2 gousse de vanille
un citron BIO
250 g d'œufs entiers (n ° 5)
60 g de sucre
50 g de fécule de pomme de terre
5 g de poudre à pâte

50 g de  chocolat blanc
amande effilées


Préparation:
Mélanger la farine d'amande avec le sucre glace et les graines de vanille. À part, faire fondre le chocolat blanc au bain-marie. Dans un grand bol, monter avec des fouets électriques les oeufs avec le sucre jusqu'à tripler le volume. (À part) incorporer au mélange d'amandes et sucre glace le chocolat blanc fondu, les zestes de citron (ou de cédrat) confits hachés finement, le zeste du citron BIO et la fécule de pomme de terre tamisée avec la levure chimique (o poudre à pâte?) . Mélanger tous les ingrédients, ajouter l'huile 'olive et enfin les oeufs montés. Mélanger soigneusement avec une spatule sans se soucier si les œufs tendent à s’affaisser. Verser le mélange dans 8 ramequins (ceux puor le muffins ou des mini cocottes feront l'affaire ...) beurrés et farinés avec la fécule de pomme de terre. Cuire au four à 200 degrés (four préchauffé) pendant les premières 5 minutes, puis laisser cuire encore durant 30 minutes à 160 degrés. Aprés la cuisson, laisser refroidir et démouler les “capresine” délicatement. Laissez-les reposer une heure, puis badigeonner le fond avec le chocolat blanc fondu et le parsemer d'amandes effilées. Faire prendre le chocolat sur le papier ciré, saupoudrer de sucre glace et servir.

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giovedì 19 gennaio 2012

Risotto con cavolo rosso

Vi capita mai di essere colpiti da un colore.... da una suggestione.... da un ingrediente.... e di decidere, così alla cieca, di volerne fare qualcosa di buono? A me succede spesso... Sono cromopatica  (esiste questo termine? ).
L'ultima volta che sono andata a fare la spesa mi è venuta una gran voglia di viola... e appena l'ho avvistata, quella bella palla scura in mezzo al verde, me ne sono appropriata subito. Cavolo rosso c'era scritto sul cartellino del prezzo. Rosso.... a me sembrava di un bell'amarantotendentealviolascuro.... cmq perfetto, lucido, intrigante. Era la prima volta che lo compravo. E che sorpresa quando l'ho diviso a metà con una bel taglio netto di coltello: all'interno sembrava fatto di un marmo dalle venature  preziose! La Natura non ha rivali in queste cose!
E ora? Che ci faccio?
Visto che non so neppure che sapore abbia... andiamo sul sicuro: faccio un bel risottino...in fondo  con la verza, sua cugina, il risotto è buonissimo , il sapore non sarà male! Il tempo di accorgermi che ho finito le cipolle rosse di Tropea (anche loro sono amaranto violacee...ahahahah). E ora? L'aglio non mi ispira proprio per questo soffritto. Poi, gira qua e gira là....da un angolino vedo uscire una testina bianca...è un porro! Certo che si!
E così tra la curiosità, la voglia di colore e un pizzico di .... ehm.... fortuna, è nato questo risotto dal sapore e dal colore veramente particolare... Provetelo in una cena tra amici : un piatto da gourmet alla portata di tutti!


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RISOTTO CON CAVOLO ROSSO

600gr  di cavolo rosso
un porro
2-3 cucchiai di vino bianco
100 ml di panna da cucina
olio EVO
grana grattugiato
350gr di riso 


In un tegame basso versiamo un paio di cucciai d'olio, il porro tagliato sottile e il cavolo rosso a listarelle, regoliamo di sale  e facciamo stufare dolcemente a coperchio chiuso  per 15-20 minuti circa. Alziamo la fiamma e aggiungiamo  il riso, facciamolo tostare bene quindi sfumiamo con il vino bianco e aggiungiamo qualche mestolo di acqua calda e facciamolo cuocere girando sempre bene con un cucchiaio di legno. Continuiamo la cottura aggiungendo man mano l'acqua calda. Quando il riso è cotto, uniamo la panna, un paio di cucchiai di parmigiano, mantechiamo bene e spegniamo la fiamma, lasciando a riposo il riso per qualche minuto col coperchio, quindi impiattiamo aiutandoci con un coppapasta e buon appettito!




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Questa ricetta partecipa al contest "Rice Blogger 2012 "


mercoledì 18 gennaio 2012

Torta di grano saraceno, senza glutine naturalmente....

Naturalmente.... ovvero per natura. Si, perchè la farina di  grano saraceno è una delle farine che non contengono glutine, quindi adattissima a chi come me è intollerante.
In realtà il grano saraceno non è un cereale  ma una pianta dai cui semi si ricava la farina. Il nome, che potrebbe trarre in inganno, deriva dal fatto che la sua introduzione in Europa avvenne nel Medioevo da parte dei Turchi... e poichè il suo seme somiglia molto a un chicco, fu scambiato per una pianta di grano... saraceno appunto.
La ricetta che oggi vi propongo l'ho trovata nel blog di Kika, la mia compagna di gioco per "Ci scambiamo una ricetta?", il non contest di Cinzia di cui vi avevo parlato qui, in occasione del primo scambio.
Quando ho saputo di essere stata abbinata a Kika, sono andata a curiosare nel suo blog, "Le chicche di Kika",  alla ricerca di una ricetta da provare. Kika è una ragazza molto allegra e garbata e le sue ricette riflettono molto questa suo carattere simpatico e desideroso di sperimentare. Tra le tante proposte del suo blog, una ha particolarmente attirato la mia attenzione: una torta di grano saraceno, con farina di mandorle e confettura e soprattutto senza ombra di farina di grano, e che lei definisce morbidissima. Morbidissima.... che bella parola... un aggettivo che non sempre si accompagna alle preparazioni senza glutine...!
La mia curiosità e il desiderio di qualcosa di buono sono stati ampiamente ricompensati.... Che dire? E' fantastica! E' una delle torte senza glutine più buone che abbia mai mangiato! Soffice, profumata.... delicata! Unico neo.... forse non è esattamente dietetica a causa della presenza di burro e farina di mandorle.... ma vi dico una cosa: chissenefrega! La gioia di poter mangiare finalmente un dolce senza glutine all'altezza di questo nome è talmente tanta che le calorie, se proprio devo, le taglio via da qualche altra parte!!!!!! In fondo not quantity but quality! Vuol dire che invece di mangiarne mezza alla volta (...ihihihihhi) me ne mangerò un quarto! Credetemi, è talmente buona che piace anche a chi non ha necessità di dover mangiare senza glutine ( ricorda un pò la caprese...) e se per caso aveste un amico celiaco, preparategliela.... vi ringrazierà a vita, come io ringrazio Kika per averla pubblicata e Cinzia che ci ha fatto incontrare! Anvedi la fortuna certe volte! Arriva quando meno te l'aspetti!
Alla prossima!


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TORTA DI GRANO SARACENO
con confettura di prugne
250gr grano saraceno
250gr zucchero 
250gr burro morbido
250gr mandorle pelate e tritate finemente farina di mandorle
6 uova
1 bustina di lievito
i semini estratti da un baccello di vaniglia
confettura di frutti di bosco di prugne
zucchero a velo consentito q.b. (controllare sempre, mi raccomando!)

io ho fatto metà dose di tutto e ho usato uno stampo da 22, per queste dosi va bene uno stampo da 26-28


Lavorare il burro con 150gr di zucchero, poi aggiungere i tuorli e continuare a lavorare fino a montare il composto.
Aggiungere manmano la farina già mescolata con il lievito, poi le mandorle tritate.  e la farina di mandorle.
Montare le chiare a neve semifissa, poi aggiungere il restante zucchero, e continuare a montarle fino a neve ferma.
Inglobare le chiare all'impasto, con molta delicatezza, versare l'impasto in una teglia a cerniera  foderata di carta da forno (o imburrato e infarinato, ma solo di farina di grano saraceno ) e cuocere per circa un'ora in forno moderato (180°C, magari abbassando a 170°C dopo una mezz'oretta).
Sfornare e far freddare prima di procedere al taglio e alla farcitura con la confettura. Spolverare con zucchero a velo e pappare!


compo saraceno


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Approfitto del post per ricordarvi che il Censiblog scade alla fine del mese. Chi volesse registrarsi e non l'ha ancora fatto può cliccare qui. Vi aspetto ! 

domenica 15 gennaio 2012

Tartufini al caffè semplici e veloci

Qualche giorno fa mi sono imbattuta per caso nel contest di Nany e Lolly e nella loro singolare quanto lodevole iniziativa: ricette dolci o salate adatte ad un Happy Hour... e fin qui tutto normale.... che saranno cucinate per il giudizio finale (le 12 prescelte come finaliste) dai detenuti della Casa di Reclusione di Fossano... coinvolgendo questi ultimi in un progetto rieducativo che culminerà appunto con la preparazione delle ricette del contest e un attestato di partecipazione per i detenuti. Un progetto veramente inconsueto che dovrebbe essere preso un pò da esempio anche in altri ambiti.
Una ricetta quindi semplice da fare anche da chi non ha grande esperienza e attrezzatura e qualche foto dei passaggi...ed ecco questi tartufini al caffè. Sono semplici e veloci e sono stati molto apprezzati nei miei cestini natalizi. 
Per assaporare più che un Happy Hour, un Happy Minute di dolcezza.... visto la velocità con cui vanno via!




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TARTUFINI AL CAFFE'

150gr di cioccolato al latte
50gr di cioccolato fondente
80gr di mascarpone (o panna vegetale)
due cucchiaini di caffè in polvere
due cucchiai di zucchero a velo 
biscotti sbriciolati grossolanamente 
farina di cocco
chicchi di caffè pralinati



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Facciamo fondere i due cioccolati a bagnomaria, facciamo intiepidire e uniamo il mascarpone. Mescoliamo bene, quindi uniamo la polvere di caffè e lo zucchero a velo. Uniamo quindi i biscotti sbriciolati ( possiamo usare frollini, biscotti secchi...quello che abbiamo in casa...magari dimenticati aperti nel loro sacchetto e ormai snobbati da tutti perchè poco croccanti...!). Non metto la quantità di biscotti...circa due pugni dovrebbero andare bene. Mettiamo il composto in frigo per un'oretta, quindi tiriamolo fuori e formiamo delle palline, che passeremo nella farina di cocco. Se il   composto dovesse risultare troppo morbido e difficile da lavorare basterà unire qualche altro biscotto sbriciolato...se al contrario diventerà troppo duro, basterà lasciarlo qualche minuto a temperatura ambiente e lavorarlo un pò con le mani....il calore lo ammorbidirà.

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Completiamo i tartufini con un chicco di caffè e sistemiamo ogni tartufino in un pirottino di carta.




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Con questa ricetta quindi partecipo al contest di Nany e Lolly....




Prima di salutarvi vorrei condividere con voi una piccola vittoria che mi riempie d'orgoglio: la mia ricetta " Val-au-vent con mousse di fave fresce e cipolle rosse di Tropea" è stata scelta come meritevole del primo premio (miglior foto e ricetta) nel contest " Chef Fight" indetto dall'azienda Ortocori, in collaborazione con l'agenzia di comunicazione Keller adv. Grazie a tutti e alla prossima!

sabato 14 gennaio 2012

A Chiara...

Nessuno
potrà vedere mai 
il colore dei tuoi occhi
quando curiosi si spalancheranno al mondo.
Nessuno
potrà ascoltare mai
il suono argentino della tua voce
quando cinguetterai i tuoi primi balbettìi.
Nessuno
potrà sentire mai
il profumo delicato della tua pelle di latte
nè accarezzarla con mani d'amore e stringerti al petto.
Sin dal tuo primo fremito d'ala
sei stata Adelina.
E a un passo dalla porta della vita
tu, Piccolo Angelo,
sei volata via
lasciando un immenso vuoto
nel cuore di chi già ti amava.



A Chiara e Christian, con infinito affetto e stima.
Fujiko

giovedì 12 gennaio 2012

In bianco e nero: riso venere e cavolfiore.

Il bianco e il nero. Ci avete fatto mai caso quanto siano affascinanti questi due colori e quanti significati racchiudano...? Ho sempre pensato che bianco, nero e rosso siano i colori che mi rappresentino di più... tanto che (ci avete mai fatto caso?...) sono i colori del mio blog.
Bianco è luce, è bene, è donna , è verità, è antico....
Nero è buio, è male, è uomo, è inganno, è nuovo....
Quante dicotomie si potrebbero fare sulla simbologia di questi due colori... che rappresentano gli opposti della vita, i punti estremi di una situazione... Ma nella loro estremizzazione mi spingono a riflettere .... E in mezzo cosa c'è? Cosa c'è tra il bianco e il nero?... Tra la luce e il buio... tra il bene e il male, o la donna e l'uomo... o la verità e l'inganno, il nuovo e l'antico? C'è un'infinita serie di sfumature, di mezze misure, di compromessi, di mezze verità... C'è l'ombra, la semioscurità, il bagliore accennato dell'alba...o la luce calda del crepuscolo... C'è la mia verità, la tua verità, la sua verità...

Ho sempre pensato che bianco, nero e rosso siano i colori che mi rappresentino di più....
Bianco è luce, è bene, è donna , è verità....
Nero è buio, è male, è uomo, è inganno....
Rosso è per ricordarmi quante infinite sfumature  ha la vita.


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CREMA DI RISO VENERE 
con vellutata di cavolfiore

250 gr di riso venere
200 gr di cavolfiore
50 ml di panna da cucina
100 ml di latte

La ricetta è molto semplice: mettiamo a bollire il riso venere in acqua salata abbondante, fino a ottenere un chicco morbido, quindi frulliamo con un mixer a immersione, aggiungendo eventualmente altra acqua calda, fino ad ottenere una crema.
Intanto facciamo bollire il cavolfiore con il latte e mezzo bicchiere d'acqua, saliamo e portiamo a cottura, uniamo la panna e frulliamo il tutto con il mixer.
Mettiamo uno strato di vellutata di cavolfiore  in un piatto, quindi la crema di riso venere e decoriamo con la vellutata .


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con questa ricetta partecipo al nuovo appuntamento mensile con le mie amiche Valentina e Cinzia e il loro contest dedicato ai colori, che per gennaio riguarda le ricette in  bianco e nero "BLACK AND WHITE TOTAL CHIC"

GENNAIO: BLACK AND WHITE TOTAL CHIC

martedì 10 gennaio 2012

Pan Brioche senza impasto ... ma gluten free!

Da quando questo post è stato pubblicato, sul food web non si è parlato d'altro...: una brioche che non si impasta non è cosa da poco...!  Anche io sono stata colpita dalla sofficità che traspare dalle foto e soprattutto dalla possibilità di fare un pan brioche con un'"impastatina veloce" e senza macchinette e impastatori vari, o pieghe pieghe e pieghe....
In molte l'hanno provato a fare... e hanno avuto ottimi risultati...ma  a convincermi è stato vedere il pan brioche di Dauly...( e anche un pò la mia pigrizia!) E così mi sono detta: proviamo! Memore di quello che ho promesso qui però ho deciso di farlo senza glutine, adattando la ricetta.
Il risultato non è stato affatto male, considerando che non esiste una farina forte senza glutine, che corrisponda alle caratteristiche della Manitoba. Appena sfornato il pan brioche è abbastanza soffice, ben alveolato. Poi si asciuga un pò, ma si mantiene bene, tipo un pan carrè. Nei giorni seguenti l'ho riscaldato sulla piastra, tipo pane bruschettato, e l'ho spalmato con marmellata per la colazione. Il sapore è molto gradevole e rappresenta una valida alternativa ai vari pani dolci comprati in farmacia.



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PAN BRIOCHE gluten free

250 g di farina B.aglut
100 g di burro fuso freddo
75 g di acqua a temperatura ambiente
50gr di latte tiepido
2 uova medie a temperatura ambiente
50 g di miele 
1 punta di cucchiaino di sale
un cucchiaino di lievito disidratato consentito
un tuorlo e qualche cucchiaio di latte per spennellare
granella di zucchero (controllate bene gli ingredienti...che non contenga amido di frumento!)

Per il procedimento vi riporto le parole di Tuki...
"Unire in una ciotola di vetro piuttosto capiente le uova leggermente battute, il miele, l'acqua, (io anche il latte ), il sale ed il burro fuso e mescolare bene con una frusta fino a rendere omogeneo il composto. Aggiungere la farina precedentemente mescolata con il lievito disidratato e lavorare brevemente con una forchetta fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo. Coprire con pellicola e lasciare 2 ore a temperatura ambiente prima di riporre in frigorifero, dove dovrà riposare almeno 24 ore o fino 5 giorni ".

Io l'ho lasciato per quasi due giorni, poi la sera l'ho ripreso, l'ho diviso in 8 palline e le ho sistemate in uno stampo da plumcake imburrato e infarinato e coperto con un tovagliolo umido, come consiglia Tuki. L'ho lasciato a lievitare a temperatura ambiente per una notte, la mattina l'ho spennellato con il tuorlo sbattuto con qualche cucchiaio di latte e decorato con la granella di zucchero. Ho infornato a 180° per 15 minuti e poi ho abbassato a 160° per non farlo colorare troppo e ho ultimato la cottura...prova stecchino sempre.

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lunedì 9 gennaio 2012

Stocco "a ghiotta" ovvero quando lo stufato mette il turbo...

Avete mai fatto caso che in questo blog di carne ne vedete poca e niente? No... non sono vegetariana! Ci mancherebbe altro... oltre a essere celiaca anche vegetariana sarebbe veramente troppo! No... è solo che non amo tanto cucinare la carne... Preferisco i primi e il pesce... oltre ovviamente ai dolci. O meglio... diciamo che non è esattamente così... in realtà è che io la carne vera, quella rossa insomma, non la so cucinare...non conosco i tagli giusti per fare cosa... so fare solo cotolette, polpette, polpettoni, rollè e spezzatini, ihihihihi! Ecco. L'ho detto! Quindi, siamo proprio al minimo sindacale.
Non che sia un problema... ho sposato un pastaro  con il quale ho fatto figli pastari (esclusa la Principessa Rock che adora la carne...ma ai bimbi, si sa, dai cotoletta e patatine e ti fanno una statua...) e che  in fatto di carne ama le cose semplici: una bella bisteccona ai ferri o una tagliata a modo suo ed il più felice degli uomini.
Fatta questa premessa potrete immaginare il mio stato d'animo quando Eleonora, una delle mie più care amiche blogger, ha indetto un contest che ha per tema lo stufato! Che fare??? Io e la carne come vi ho detto, abbiamo una relazione complicata tra i fornelli... un pò di meno dentro il piatto. E allora? Stufato fa rima con manzo, vitello e altri tagli che non ho nemmeno idea di come si chiamino... tipo codata... o cose del genere...credo... E allora non se ne fa nulla... con mio grande dispiacere.
Poi arriva il Natale... è la vigilia e ceniamo da mia suocera... si cucina tutto a base di pesce... Un pomeriggio in cucina, io e mia cognata Rosaria detta "più veloce della luce", a preparare per 15. Menù del giorno: antipasti vari, zeppole all'acciuga, linguine con le cozze, cozze al gratin, pepata di cozze ( e chevidevodì... ci piacciono le cozze!), baccalà fritto, anelli di calamaro e poi lui... lo stocco "a ghiotta".
Non tutti sanno... o forse si... che il pesce stocco ( o stoccafisso) e il baccalà sono la stessa cosa: si tratta sempre di merluzzo che nel primo caso viene conservato mediante essiccazione, mentre per il baccalà si ricorre alla salatura. Lo stocco occupa sempre un posto di rilievo nel menù della vigilia... Sembra che il suo consumo qui in Calabria risalga addirittura al Cinquecento. Anche a casa mia è quindi tradizione mangiarlo... una tradizione che non sempre ho amato. Da piccola infatti mi disgustava solo sentirne l'odore... e ogni volta che aprivo il frigo e lo vedevo immerso nell'acqua, se pur coperto dal cellophane, scappavo via. Oggi invece è uno dei pesci che più amo...specie cucinato a "ghiotta". Lo sapete che anche questo intingolo, la ghiotta, è antichissimo? Sembra abbia origine araba! Si tratta di  una preparazione a base di pomodorini, capperi, olive, cipolla (o aglio...), basilico o prezzemolo che si usa spesso per accompagnare i pesci al trancio. Esiste anche una versione più ricca che prevede anche l'aggiunta di pinoli e uvetta. Con lo stocco poi, si arricchisce anche di patate a tocchetti... Il tutto si cucina in umido... con coperchio e a fuoco lento...proprio a mò di stufato. Trovato! Ecco il mio stufato di pesce! Non cuocerà ore e ore come lo stracotto d'asino...ma anche lui ha il suo perchè! Allora eccovi il mio stufato turbo....Lo stocco a ghiotta!




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STOCCO A GHIOTTA

700gr di pesce stocco (stoccafisso) già ammollato
un barattolo di Pomodorini CIRIO
un pugno di olive nere
mezza cipolla 
capperi a piacere
prezzemolo e peperoncino
olio EVO
800gr di patate

per 4 persone

In un tegame basso versiamo tre  cucchiai d'olio EVO, la cipolla tagliata finemente e i pomodorini . Facciamo cuocere per un paio di minuti, regoliamo di sale e uniamo i capperi dissalati, il peperoncino (in questo caso la quantità dipende dalla sopportazione...) e schiacciamo i pomodorini con una forchetta. Continuiamo ancora per qualche minuto la cottura, quindi  uniamo le patate tagliate a tocchetti e mezzo bicchiere d'acqua, mescoliamo bene, abbassiamo la fiamma e copriamo col il coperchio. Facciamo andare per un quarto d'ora circa, quindi uniamo lo stocco tagliato a pezzi non troppo grandi , amalgamiamo bene e copriamo nuovamente con il coperchio senza aggiungere acqua. Continuiamo la cottura per altri 15 minuti, uniamo le olive e il prezzemolo e ultimiamo la cottura (5 minuti circa). Serviamo tiepido.

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con questa ricetta partecipo al contest di Eleonora del blog " Burro e Miele", in collaborazione con Gualtiero Villa e Teatro 7.


venerdì 6 gennaio 2012

La Pavlova di Csaba o quasi... e buona Epifania!

L'Epifania, si sa, tutte le feste se le porta via! Non potevo mancare, nonostante l'influenza post -capodanno, proprio oggi per farvi gli auguri di un buon rientro alla vita di tutti i giorni!
Care amiche befane.... siete stanche???? Fatto lo straordinario stanotte??????? Le calze le avete ben riempite? E il mio collant 40den appeso all'albero, perchè è rimasto vuoto???? Eheheheh...E il mio sms l'avete ricevuto????
Eh già... perchè ogni anno mando alle mie amichette del cuore un messaggio di auguri per la "loro festa".... porelle sono così stanche della nottata passata sulla scopa a volare di qua e di là che è giusto confortarle un pò... Messaggio che mi ricambiano puntualmente con altrettanta veemenza...ahahahah!
Scherzi a parte... come sono andate le vostre feste? Le mie molto tranquille: ho cucinato tanto, ho mangiato tanto e ho fatto le ore piccole a Capodanno con tutta la family a giocare a Tombola, al Mercante in fiera (gioco in cui ho perso la voce... mi fanno sempre fare il banditore!) e ai tradizionali giochi di carte. Dimenticavo... ho anche brindato con lo Champagne chiccoso di Ornella Ammodomio ( pensate che ho dovuto sudare sette camicie per convincere mio cognato...restio a festeggiare il nuovo anno brindando francese... per lui esiste solo lo spumante nostrano! ) e aperto l'anno con tante risate grazie ai bigliettini dei miei biscotti cinesi della fortuna che avevo preparato (ben 25!) per l'occasione.
Oggi per concludere i festeggiamenti vi propongo un dolce chiccosissimo, firmato da una food writer altrettanto chic .... Csaba della Zorza. In occasione del contest di Ely bisognava scegliere una delle sue ricette e riprodurla e io ho scelto la Pavlova... ma con qualche piccolo cambiamento riguardante la frutta di accompagnamento: Csaba ci propone prugne e pere...io ho scelto ananas e cachi, per cui la sua Pavlova in rosso, nella mia versione è diventata in arancione.... Vi riporto la ricetta originale con i miei cambiamenti in arancione... A presto e buon rientro a tutti!


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PAVLOVA rossa
con cachi e ananas

per 8 persone 


150 g di albume
(circa 5 uova)
150 g di zucchero semolato
superfine
150 g di zucchero a velo

per la frutta sciroppata:
4 prugne rosse   3 cachi
3 cucchiai di zucchero
2 piccole pere   mezzo ananas fresco
2 cucchiai d’acqua
4 cucchiai di miele liquido chiaro


Prepara i gusci di meringa 1 giorno o 2 prima. Accendi il forno a 105°C e prepara una teglia grande rivestita
di carta da forno.
Metti i bianchi d’uovo in una ciotola pulita e asciutta. Unisci lo zucchero con lo zucchero a velo in un piatto,
mescolali insieme, poi versa i due terzi del composto di zuccheri insieme agli albumi. Monta a neve ben
ferma con un frullino elettrico. Monta per circa 5 – 7 minuti.
Con uno spargizucchero, versa il terzo di zuccheri rimanenti sui bianchi montati a neve. Fai questa
operazione in due volte, amalgamando ciascuna volta delicatamente, usando una spatola in silicone. La
meringa diventerà lucida e compatta.
Trasferisci la meringa cruda in una tasca da pasticciere senza bocchetta. Taglia la punta in modo da creare
un’apertura di circa 2 centimetri, poi crea 8 nidi di meringa (lasciando il buco al centro) sopra la teglia
rivestita di carta forno.
Inforna così per 75 minuti. Togli dal forno, lascia raffreddare e poi conserva in un mobiletto sino al
momento di usare le meringhe.
Prepara la frutta. Taglia le prugne i cachi a spicchi ed elimina il nocciolo a dadini, dopo averli sbucciati. Mettili in una padellina con lo zucchero e falli cuocere a fiamma moderata per circa 5 – 7 minuti, il tempo che diventino morbidi e sciropposi. A
parte, taglia le pere l'ananas a dadini e mettilo in una casseruolina con l’acqua. Cuoci per circa 8 minuti, sino a che sarà ammorbidito, poi irroralo con il miele.
Unisci le pere alle prugne i cachi all'ananas e usa un cucchiaio per trasferire al centro di ogni pavlova il composto di frutta cotta e lo sciroppo di prugna rosso di cachi.


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Con questa ricetta partecipo al contest di Ely.